Gaugamela

E ti prende l’inquietudine, mentre cerchi di non fumare un’altra sigaretta. Dovresti fare altro, la vita non aspetta dicono. Ora però pensi solo che vorresti un’altra sigaretta, un’altra ancora, e i tuoi pensieri si spostano lontani, verso obiettivi ormai irraggiungibili e un’utopia che fa fatica a camminare. E mentre combattevi contro i tuoi fantasmi, ormai sicuro della tua vittoria, eri troppo preso dalla guerra per comprendere quali sarebbero stati i risultati delle tue azioni.

Cosa direbbero di questo i grandi uomini illustri? Cosa credevi di fare? Non hai idea di che cosa sia il sangue, di che aspetto abbia la faccia della morte. Stavi giocando alla guerra, con la tua spada di legno e uno scudo di cartone. La storia dovrebbe insegnare a decifrare il futuro, ma dopo la battaglia ti raccontano solo i brindisi dei vincitori. Nessuno ti aveva mai parlato del silenzio che segue alla lotta, un silenzio assordante, fatto di morte e carcasse putrescenti. Mentre gli avvoltoi planano sui cadaveri per spolparli, nella sua tenda il re festeggia la vittoria.

Qualcuno direbbe che era necessario. Altri che il sangue versato è stato un prezzo troppo alto. Qualcuno direbbe che era necessario.

Leonida disse che potevano venire a prenderli, che si facessero pure avanti. Lui sapeva qual era il prezzo da pagare, lui la guerra la conosceva. Dicono che l’abbiano detto anche al Politecnico di Atene, quel novembre del ’73. Prima che iniziassero a sparare.

E cazzo, quanto vorresti un’altra sigaretta. Perché tu hai chiesto ammende e grazie, tu hai chiesto ripensamenti.

Ma ora abbiamo vinto, festeggia.

È inutile ormai guardarsi indietro, il futuro ci attende. Saremo all’altezza della nostra vittoria? Qual è il prezzo della fedeltà, quanto bruciano sulla pelle le cicatrici dell’esperienza altrui?

E vorresti aver avuto lacrime da spargere, e desideri da sacrificare agli dèi. Qualcuno avrebbe detto che era necessario. Perché l’uomo è una creatura così giovane nella storia dell’universo, che a volte ha ancora bisogno dell’odore del sangue per sapere che la sua forza non si è spenta.

E la tua rabbia tornerà a dormire, sopita, perché la vita non aspetta. A che scopo il disgusto, a che scopo i rimpianti, a che scopo la ricerca dei colpevoli? Mentre lamenteranno notti insonni e pensieri funesti, non potrai fare altro che tacere. Perché era necessario.

Perché era necessario, perché era necessario, perché era necessario, perché era necessario.

Domani la terra avrà assorbito il sangue, e la nebbia si porterà via l’odore della morte. Il campo di battaglia ritornerà ad essere nient’altro che un lembo di terra nella piana di Arbela, i pastori porteranno le loro greggi sulle alture. Il sangue nutrirà le piante, e l’erba, e la ferocia della Madre Terra verrà placata.

Perché la vita non aspetta, e domani si combatterà di nuovo. Ignorando la voce dell’esperienza, implorando Phobos di non prenderci alle spalle. Assalendo i nemici con gli occhi bendati, per non vedere il colore del sangue. Coprendo con il suono dei tamburi le suppliche di chi ha sbagliato.

Sarai all’altezza della tua vittoria?